concerti in chiesa
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A Santa Maria Maggiore un luminosissimo Requiem di Fauré
Gradito ritorno de “I Suoni di Napoli 2007”, stagione organizzata dall’Associazione Professori Orchestra Alessandro Scarlatti, che ci accompagnerà fino all’8 dicembre con una serie di concerti molto vari ed interessanti. L’inaugurazione, tenutasi nella Basilica di Santa Maria Maggiore, è stata affidata all’Orchestra “Alessandro Scarlatti” ed all’Ensemble Vocale di Napoli, entrambi diretti da Raffaele Napoli.

Il programma, legato alla particolare ricorrenza del 2 novembre, si è aperto con l’Adagio e Fuga in do minore K 546 di Mozart (1788). Il brano, dal tono molto grave e severo, deriva dalla rielaborazione per archi di una precedente fuga, scritta per due pianoforti nel 1783, alla quale il genio di Salisburgo aggiunse un adagio ed ha come fonte di ispirazione la musica bachiana. E’ stata poi la volta di Gabriel Fauré, con il Cantique de Jean Racine, op. 11 (1865), avente come testo la versione, curata dal commediografo francese, dell’inno medievale Consors paterni lumini. Si tratta di una composizione giovanile molto suggestiva, grazie alla quale l’autore, ormai prossimo al completamento degli studi, vinse il primo premio nel concorso di composizione bandito dalla Scuola Niedermeyer, istituto dove si studiava esclusivamente musica classica sacra, da lui frequentato fin da quando aveva nove anni.

Ma il pezzo più atteso della serata era la Messa da Requiem in re minore, op. 48 per soli, coro ed orchestra, sempre di Fauré, un lavoro che ha avuto una significativa influenza sulla produzione sacra successiva, non solo francese. Un requiem abbastanza anomalo, sia perché, almeno a detta dello stesso musicista, fu scritto “per il solo piacere di farlo”, sia perché pervaso da un’atmosfera dolce, serena e luminosa, molto lontana dai brani di questo tipo e, a riprova di ciò, oltre a risultare privo del Rex tremendae, si chiude con l’antifona In Paradisum. Va ancora ricordato che il brano ebbe una formazione progressiva in quanto, ad un primo nucleo, costituito da Introito, Kyrie, Pie Jesu, Agnus Dei e In Paradisum, risalente al 1887-88, che l’autore chiamò Piccolo Requiem, si aggiunsero prima l’Offertorio (1889) e, in seguito, il Libera me (1891). Il lavoro si segnala, inoltre, per il Pie Jesu, affidato al soprano solista (o, in alternativa, ad una voce bianca), a tal punto ammirato da Camille Saint-Saëns, uno degli insegnanti di Fauré, da fargli dire che, se l’Ave Verum per eccellenza apparteneva a Mozart, il Pie Jesu migliore in assoluto era quello del suo allievo.

Veniamo quindi ai protagonisti dello splendido concerto, a cominciare dall’Orchestra “Alessandro Scarlatti”, che ha fornito una buona interpretazione del brano mozartiano, mostrando anche un ottimo affiatamento con l’Ensemble Vocale nelle due composizioni di Fauré. Per quanto riguarda il gruppo corale, che giocava in casa, in quanto da diversi anni svolge le proprie attività in questo luogo, ha dato vita ad un'interpretazione di rara intensità, trasmettendo, come di consueto, fortissime emozioni. Molto bravi anche i due solisti, il soprano Valentina Varriale ed il baritono Giuseppe De Liso, autori di interventi precisi e misurati.

Un cenno merita anche il direttore Raffaele Napoli, allievo di Sergiu Celibidache e presidente dell’associazione a lui dedicata, di recentissima fondazione, che ha profuso una quantità incredibile di energie, trasferendole al coro ed all’orchestra con un gesto deciso e dinamico. Inoltre si è fatto apprezzare, sia per avere invitato il pubblico, al termine del Pie Jesu, ad applaudire la solista, sia per i ringraziamenti agli spettatori che, una volta tanto, hanno atteso un attimo, prima di battere le mani al termine del concerto.

Autore
Marco del Vaglio

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